DA “I RACCONTI DEI NONNI ” ERA LA PIANTA DI NATALE

A cura di Magda Minotti Presidente Associazione Comitato Parenti Ospiti IGA 

….”Fino all’inizio del secondo dopoguerra, nella nostra civiltà contadina la famiglia dovevaessere autosufficiente e se il valore dato ai prodotti della terra e alle derrate era enorme, lo era ancor di più quello dato agli animali che fornivano non solo la forza lavoro (eranochiamati la industrie di flât), ma anche cibo, pellame, lana…
La morte di una mucca o di un maiale sarebbe stata una disgrazia inimmaginabile e quindi si doveva avere un occhio di vero riguardo per la salute degli animali. E l’elleboro o,meglio i suoi vari tipi, erano utilizzati per curarne alcune malattie come il mal dell’erba,che provocava un abnorme gonfiore al ventre e l’impossibilità di ruminare, il carbonchioed il mal rossino che falcidiavano i bovini, ma soprattutto i suini. In questi casi, nellecampagne di più regioni d’Italia, i contadini, fatto un piccolo foro nel padiglioneauricolare della bestia malata, vi inserivano un bastoncino ricavato dal rizoma di elleboro.
Poi le preghiere, spesso dette in un latinorom, lingua usata dal sacerdote in chiesa, che avrebbero favorito ulteriormente la guarigione e, se era così, quel forellino in cui era statointrodotto l’elleboro, si sarebbe trasformato in un foro che poteva raggiungere ben due centimetri…

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