PASQUA NEL SACRO E NEL PROFANO

Articolo a cura di Magda Minotti Presidente Associazione Comitato Ospiti IGA di Udine:
Ecco un’altra Domenica delle Palme, Domenie Ulive ed ancora una SettimanaSanta che, nel ciclo infinito del tempo, ritornano a concludere il periodo di preparazione al mistero centrale del Cristianesimo, la Santa Pasqua.Usanze, simboli, tradizioni in una comunione tra sacro e profano, si ripresentavano“uscendo magicamente” dalle azioni e dalle parole dei nonni, i vons, veri custodi econsegnatari della tradizione pregna di valori, che permeava la quotidianità.Già con la messa della Domenica delle Palme, i sacerdoti iniziavano a parlare ai fedeli per immagini che suscitavano grande emotività, e terminavano la celebrazione con la distribuzione dei rametti d’ulivo che avrebbero sostituito quelli dell’anno precedente. Con devozione i nonni facevano vedere ae canaie che l’ulivo vecchio nol doveve lâ tal ledan, ma doveva essere bruciato. Era sacro ed il suo fumo doveva tornare in cielo, li di Gjo, li dal Signôr.
L’usanza della benedizione dell’ulivo, pianta un tempo coltivata a fatica solo in alcune aree della regione, si praticava in poche zone e in quelle montane, l’ulivo era sostituito da rami verdi che i bimbi raccoglievano e preparavano a dovere.
Nella zona di Corona, si benedivano piccoli mazzi di rosmarino, ornati da nastri di seta che, durante il Passio, erano “affiancati” da coroncine di rametti d’ulivo intrecciati dai bimbi. Coroncine e mazzetti erano riposti con devozione in casa, solitamente sopra il letto,sulla porta delle stalle o nei vigneti a protezione di persone, di animali, di luoghi.

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