L’assistenza sessuale alle persone con disabilità: per saperne di più

L’anno scorso, come ricordato recentemente in un approfondimento pubblicato su Ciesseinforma, è stato presentato in Italia un progetto di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento nel nostro paese della figura dell’assistente sessuale per persone con disabilità. Per saperne di più, è utile sfogliare le pagine di lovegiver.it, il sito del “Comitato per l’assistenza sessuale in Italia”.

Il Comitato, nato a Bologna il 28 gennaio 2013, intende promuove un dialogo costante in materia di sessualità e disabilità. L’assistenza alla sessualità a persone con disabilità rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, e costituisce, per un paese civile, la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.

Per questo motivo, leggiamo nel sito dell’associazione, parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo. Qualificare il concetto, più complesso, attraverso i termini Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità, permette di cogliere meglio le sfumature di questo concetto.

L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza in effetti con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale, a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.

L’assistente sessuale è un operatore professionale (uomo o donna, con orientamento eterosessuale, omosessuale o bisessuale), che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (da qui l’importanza di una selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali).

Attraverso la sua professionalità, l’assistente sessuale supporta le persone con disabilità a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, può aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a far sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.

L’operatore del “benessere sessuale” ha dunque una preparazione adeguata e qualificante, e non concentrerà esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” della sessualità. Promuoverà attentamente anche l’educazione sessuo-affettiva, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità.

Uno degli obiettivi è abbattere lo stereotipo, ancora ben diffuso, che vede le persone con difficoltà e disabilità come corpi asessuati, o comunque come persone non idonee a vivere e sperimentare la sessualità.

L’assistente sessuale, grazie alla propria formazione, sensibilità e disponibilità, può contribuire a far ri-scoprire tre dimensioni dell’educazione sessuale: la dimensione ludica, innanzitutto (scoperta del proprio corpo), quella relazionale (scoprire il corpo dell’altro), e infine la dimensione etica (scoprire il valore della corporeità).

Al tempo stesso, l’assistente sessuale può aiutare il soggetto disabile a rendersi protagonista delle proprie relazioni, sia sentimentali che sessuali, favorendo una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé ed una più adeguata capacità di prendersi cura del proprio corpo e della propria persona. La mancanza di autostima è uno dei freni per un naturale approccio verso l’altro sesso. L’assistente sessuale può aiutare ad accogliere e non reprimere le diverse istanze del proprio corpo, dei sensi e delle emozioni.

Chi avesse voglia di approfondire questo problema, troverà ulteriori informazioni nel ricordato sito del comitato. Noi, da parte nostra, contiamo di ritornare presto sul tema, con una serie di approfondimenti dedicati alla sessualità delle persone disabili nel cinema, nella letteratura scientifica e in narrativa.

Ricordiamo, infine, che la foto che accompagna questo approfondimento è stata scattata da Christian Rocher, un fotografo francese disabile, che da anni opera, in collaborazione con varie associazioni di volontariato, per dare visibilità sociale alla disabilità. Rocher, che da decenni lavora nel campo della fotografia glamour, è autore fra l’altro di un progetto fotografico sul tema dell’amore e della sessualità nelle persone disabili.

2 Commenti a "L'assistenza sessuale alle persone con disabilità: per saperne di più"

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    Ellera aprile 23, 2017 (21:28)

    Buon giorno ,vorrei sapere di riguardo ai corsi per Ass.sessuale,dove li fanno in che città e quando

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      m.p. | REDAZIONE CSV FVG aprile 26, 2017 (8:44)

      Gentile ellera, se vuole note più specifiche la invito a contattare Roberto Lionetti al numero 040 635061, sportello CSV FVG di Trieste.

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