Intervista a Giorgio Volpe, Presidente del Comitato Regionale Volontariato FVG

Roberto Lionetti: E’ recente la notizia della sua nomina a Presidente del Comitato Regionale del Volontariato FVG. Quali sono, a suo avviso, i problemi che il Comitato dovrà affrontare, nel prossimo triennio, e quali i temi principali su cui sarà chiamato a lavorare in maniera più incisiva?

Giorgio Volpe: L’assemblea delle organizzazioni di volontariato che ci ha nominato ad aprile, ci ha affidato un programma triennale di lavoro che contiene linee ed indirizzi molto chiari: frutto di un importante percorso di confronto e di riflessione tra volontari, il documento ci impegna in alcune direzioni precise. Prima di tutto c’è una grande consapevolezza del delicato momento storico che stiamo vivendo con la crisi e il rischio che ampie fasce della popolazione si trovino sospinte verso fasce di povertà e disagio. Una crisi “strutturale”, da cui difficilmente si potrà tornare indietro, ma che richiede coraggio e fantasia per diffondere nuovi stili di vita, capaci di coniugare in modo originale giustizia sociale e solidarietà. Questa è la prima sfida: come volontari siamo in prima linea con ogni necessaria azione di solidarietà verso chi vive un disagio e come sentinelle di chi ha meno voce e forza per far valere i propri diritti. Ma non vogliamo fermarci a fare i “barellieri della storia”, come scritto nel documento: chiediamo a istituzioni e forze politiche, in “cambio” del nostro impegno per l’interesse generale, di avviare nuovi percorsi di co-progettazione del welfare, cogestione dei beni comuni, amministrazione condivisa di funzioni e servizi per la comunità. La prima sfida allora per il Comitato è proprio quella di riuscire a far comprendere queste istanze del volontariato, per promuovere e sostenere percorsi concreti e efficaci di collaborazione tra due mondi, quello dei cittadini e quello della politica e delle amministrazioni, che troppo spesso ancora parlano lingue diverse. Un ambito importante su cui per esempio dovremo impegnarci, è rappresentato dalle importanti riforme che la Regione sta realizzando (autonomie locali, sistema sanitario e sociale). Cambiamenti che avranno un forte impatto sul benessere delle persone e sulla vita delle nostre comunità: come volontari dovremo esser capaci di dire la nostra e portare un nostro contributo.

La seconda grande sfida che attraversa il documento scritto dall’assemblea è invece più interna al mondo del volontariato: si parla della necessità di superare la frammentazione, di lavorare più in rete e di diventare capaci di nuove relazioni tra organizzazioni. Credo che ci sia consapevolezza diffusa che un volontariato credibile è un volontariato coeso e capace di andare oltre il particolare dell’impegno di ognuno. Al Comitato perciò è richiesto di promuovere azioni e politiche che favoriscano questa crescita del volontariato: formazione, informazione, promozione di luoghi di confronto e reti a livello territoriale, per costruire il welfare delle comunità, o a livello regionale per singole tematiche su cui i volontari sono impegnati.

Come si può capire, le due sfide sono collegate, un volontario unito sarà più forte nel dibattito sociale, ma anche la diffusione di buone pratiche di collaborazione tra istituzioni e cittadini aiuterà il volontariato a crescere e lavorare in rete.

Infine c’è il tema della necessità di superare alcuni “pesi” che rischiano di schiacciare il volontariato: il problema dell’eccessiva burocrazia che a volte frena l’azione solidale, il problema dei ridotti finanziamenti, che obbligano a ripensare le modalità di sostegno delle OdV, la questione del ricambio generazionale e più in genere della comunicazione del mondo del volontariato con i cittadini e la società, per favorire una maggiore valorizzazione delle organizzazioni di volontariato come agenti di educazione civica e promozione della cultura della solidarietà e aiutare al contempo le associazioni ad aprirsi e a innovarsi.

Molti di questi temi sono presenti anche nel dibattito nazionale aperto dal Governo con l’avvio del processo di riforma della normativa del Terzo Settore: come Comitato saremo attenti a quanto avviene per far sentire la voce del FVG ma anche per comprendere e accompagnare le ricadute nella nostra regione delle nuove future leggi.

 

R.L.: Guardando al panorama nazionale, ritiene che esista, nella nostra regione, una specificità dei rapporti fra Comitato Regionale del Volontariato e Centro Servizi Volontariato? E qual è, a suo avviso, lo stato attuale di tali rapporti?

G.V.: Una specificità del Friuli Venezia Giulia è proprio quella di avere una legge che prevede un organo istituzionale di rappresentanza del volontariato, incardinato nel “sistema regione”. Nella maggioranza delle regioni italiane non c’è un organismo con questo compito per cui spesso i CSV si sono trovati a colmare un vuoto, giocando essi stessi un ruolo di rappresentanza e proponendosi come interlocutori privilegiati nel dialogo con le istituzioni.

C’è da dire che, con la vecchia legge 12/95 il Comitato Regionale era un organo paritetico di dialogo con la regione e, per quanto questo ruolo di “rappresentante del volontariato” gli sia sempre stato in qualche modo riconosciuto, è solo con la recente riforma normativa che questo compito è stato precisato e rafforzato. Anche per questo in passato, a volte, i rapporti tra Comitato e CSV non sono sempre stati chiarissimi: molte associazioni non comprendono i differenti ruoli e hanno la sensazione di una certa ridondanza. La nuova legge ci aiuta in questo senso perché definisce meglio i compiti di ognuno.

Per quanto riguarda lo stato attuale dei rapporti con il CSV, direi che siamo in una fase di passaggio: tra avvio della nuova normativa da una parte, che come è naturale richiede un periodo di rodaggio e un percorso per imparare a far funzionare la nuova macchina, e piano di rilancio dall’altra del CSV, concordato lo scorso anno tra Comitato di Gestione, Comitato Regionale e CSV stesso. A complicare un po’ le cose ci si è messo di mezzo il ritardo nell’insediamento del Comitato e del CoGe (siamo stati insediati a giugno). Per questi motivi siamo in una fase un po’ complicata, di avvio, ma penso che stiamo lavorando bene per riuscire gradualmente a affrontare i diversi problemi sul tappeto.

 

R.L.: Credo di non sbagliarmi affermando che Lei è uno dei Presidenti più giovani che il Comitato Regionale del Volontariato abbia avuto in tutti questi anni. Come vede l’impegno del Comitato Regionale in relazione al mondo dei giovani? E cosa ritiene che si potrebbe fare, in futuro, per avvicinare maggiormente le nuove generazioni all’impegno sociale e all’azione solidale?

G.V.:È verosimile che io sia, credo, il più giovane. Inoltre abbiamo notato che in questo Comitato siamo tutti “in età lavorativa”. Se questo ci impegna a non dimenticare il prezioso volontariato dei pensionati (che come molti notano è uno dei veri ammortizzatori sociali che in questa fase stanno sostenendo molte situazioni di disagio) è certamente uno sprone e un’opportunità per impegnarci nel dialogo con le giovani generazioni.

Personalmente credo che una delle prime cose da fare sia diffondere e sostenere le buone pratiche di incontro tra giovani e volontariato presenti in regione ma ancora troppo “a macchia di leopardo”. Per questo come Comitato dialogheremo con tutti gli enti coinvolti in questa grande sfida per sviluppare le migliori condizioni per l’efficacia di questi percorsi: la scuola in primis (con la quale i volontari a volte lamentano di non riuscire a trovare un dialogo), ma anche la Regione stessa e gli enti che si occupano di politiche giovanili. Senza dimenticare ovviamente il CSV che è l’organo operativo del volontariato che ha tra i suoi scopi principali proprio la promozione del volontariato. Le associazioni, anche in questo, devono essere aiutate a lavorare insieme: come afferma il documento dell’assemblea, ci dobbiamo presentare ai ragazzi tutti insieme, non per promuovere la mia o la tua realtà. Dobbiamo coinvolgerli con il nostro entusiasmo, aprendo le nostre associazioni, facendo loro spazio e rispettando i loro tempi e la loro voglia di sperimentarsi.

Personalmente sono poi convinto che sia da sviluppare un maggiore raccordo tra politiche giovanili e mondo dell’educazione. A volte sembra che si proponga ai ragazzi di sviluppare creatività ed espressioni artistiche “tra di loro” dimenticando che forse hanno anche qualcosa da dire al mondo degli adulti e che anzi, per crescere come cittadini, è importante che i giovani imparino a stare nei luoghi dove si affrontano i problemi della collettività. Per questo credo che una proposta di volontariato significativa possa essere molto formativa. Bene la creatività giovanile, ma a patto che sia incarnata e in dialogo con la politica e la vita sociale di tutti i giorni. Siamo noi adulti che facciamo fatica ad essere interlocutori appassionati e credibili: l’esperienza dimostra che i ragazzi sono sensibili e molto interessati a proposte di solidarietà e impegno.

 

R.L.: A differenza di quanto accadeva in passato, quest’anno la carica che Lei riveste non è più ricoperta automaticamente dall’assessore regionale di competenza, ma espressione diretta del mondo del volontariato. Quali effetti avrà, questa novità, sull’impegno del Comitato?

G.V.: In effetti è un cambiamento importante, che avrà diverse ripercussioni. Il Comitato deve costruire un nuovo modo di rapportarsi con la Regione e con i rappresentanti degli Enti Locali (comuni e province) che ne fanno parte insieme all’Assessore Regionale. Dobbiamo in qualche modo conquistarci credibilità e dimostrare di essere capaci di proposte forti e qualificate. Ovviamente avremo tanta più forza quanto più saremo uniti e capaci di dialogare costantemente con le associazioni che rappresentiamo. Un primo problema serio da affrontare sarà però che, essendo noi tutti volontari, abbiamo bisogno di un sostegno e di un aiuto concreto per poter portare avanti questo impegno. Siamo in attesa di sapere da parte della Regione stessa che mezzi potrà metterci a disposizione a livello di segreteria, supporto organizzativo, comunicazione etc.

Resta comunque una grande sfida e una bella opportunità per noi volontari vederci riconosciuto questo significativo spazio di co-progettazione e dialogo, per la costruzione partecipata di politiche e interventi con gli enti locali: uno spazio che ci siamo anche conquistati, con il dibattito di questi anni e l’impegno attivo anche in fase di riscrittura della nuova legge regionale. Si tratta di una sfida, come dicevo sopra, quasi di avanguardia, che dovremo saper affrontare insieme a politici e funzionari degli enti locali, a volte distanti per formazione ed esperienza da queste idee. In realtà si tratta di un cammino nuovo per tutti noi che richiede di inventare e sperimentare insieme nuove modalità di lavoro. Stiamo aprendo strade nuove, per innovare il rapporto tra politica e cittadini, immaginando nuove istituzioni in cui i cittadini possano avere un ruolo attivo e importante al fianco e dentro le istituzioni, per garantire diritti di cittadinanza per tutti e per realizzare il dovere di solidarietà che sono a fondamento della nostra Costituzione.

Una buona strada, io credo, per affrontare la crisi senza perdere di vista i principi fondamentali che sono alla base della nostra storia e della nostra civiltà..

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