INTERVISTA A ELIGIO GRIZZO E RITA CAPPETTINI – 12 RAGAZZI CON UN DESTINO INCERTO

Martedì 26 luglio, in mattinata sono stata a trovare il vicesindaco Eligio Grizzo presso il suo ufficio di Pordenone. Poi, rientrata in ufficio, ho trascorso più di mezz’ora al telefono con l’assistente sociale Rita Cappettini.

Abbiamo parlato della questione legata ai dodici ragazzi migranti provenienti dal “progetto Genova”.

“Figli di nessuno” hanno dichiarato entrambi… “Ragazzi afgani che ad oggi sono stati accolti dalla comunità di Villanova nella scuola vecchia sede di Avis e Aido e Amministrazione comunale (la scuola è del Comune di Pordenone) che hanno concesso loro i locali per poter avere una sistemazione ed un tetto sulla testa”.

Caritas li aiuta pagando loro il cibo che vanno ad acquistare da Marco, il Mar Market di Villanova, la protezione civile ha dato loro tende e prima di loro lo hanno fatto gli scout. “Don Giuseppe della parrocchia fa tutto ciò che può per i ragazzi- mi dice Rita- e Rete Solidale (volontari che li hanno raccolti a dormire per strada) che li sostiene quotidianamente”.

L’assessore Grizzo mi spiega di quanto abbia a cuore la loro situazione drammatica, provocata soprattutto dalla disfunzione amministrativa e burocratica determinata dalla lungaggine delle ratifiche della Commissione Accertativa, per questo  li ha inseriti come volontari nella sua associazione Tempo Scambio,  ha dato avvio ad una serie di interventi,  migliorando momentaneamente la loro condizione di vita e mettendo in moto una rete di solidarietà anche con l’associazione dei Maestri del Lavoro di Pordenone che  li sta seguendo, dal taglio dei capelli all’insegnamento di piccoli lavori di manutenzione nello stabile.

“Hanno fatto un corso di italiano e si occupano anche della vecchia scuola- mi conferma Rita -Hanno dipinto il locale dove soggiornano e grazie ad un agronomo volontario stanno coltivando delle piante ornamentali per abbellire la sede dell’Avis”.

Questi dodici giovani sono arrivati nel 2015 affrontando un lunghissimo viaggio a piedi, passando per l’Ungheria, e venendo assegnati al tribunale dell’immigrazione di Genova. Poi si sono spostati a Pordenone perdendo di fatto, senza saperlo, qualsiasi diritto ad essere inseriti nel progetto della prefettura di Genova che avrebbe garantito loro la possibilità di asilo politico. Sono quindi passati, attraverso molte vicissitudini e dormendo sotto le stelle per svariate settimane alla giurisdizione dello SPRAR di Gorizia, in attesa del permesso per rifugiati che dovrebbe arrivare entro il mese di settembre.

L’assistente Rita è fiduciosa per la sorte di questi ragazzi e mi confida che chiede spesso loro dove vorrebbero andare una volta ottenuto il permesso, le rispondono che vogliono andare da parenti in Europa, qualcuno restare qui in Italia… sperano in una lavoro che faticheranno a trovare.

Il volontariato si è mosso per questi ragazzi e così anche l’amministrazione comunale. C’è nell’aria un progetto, mi spiega Grizzo, di collaborazione tra Prefettura, cooperative Associazioni di Volontariato locali ed il Comune di Pordenone per far integrare molti di questi “migranti di seconda generazione”. Grizzo sostiene che bisogna che vi sia una prestazione d’opera gratuita per ciò che ricevono qui nel nostro paese e pertanto saranno accompagnati da un facilitatore italiano che li seguirà passo dopo passo nel loro lavoro volontario non retribuito.

Confidiamo quindi che il volontariato organizzato possa sostenere sempre le istituzioni ed i progetti che affrontano questa nuova emergenza sociale.

Manuela Patella

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