Intervista a Davide Barry, volontario dell’AIFA (Associazione Italiana Fra Anziani) a Pordenone

barcaa cura di Roberto LIONETTI.

Roberto: Davide, ti ho chiesto di poterti intervistare, dopo aver sentito da un collega del tuo impegno nel mondo del volontariato a Pordenone. In cosa consiste oggi questo tuo impegno?

Davide: Da alcuni mesi sto lavorando come autista per conto dell’AIFA, un’associazione fra persone anziane che opera qui a Pordenone. Io mi occupo in particolare di trasporti di persone disabili. Spesso le accompagno all’opedale, o da altre parti, a seconda dei casi. Ho cominciato a collaborare con l’AIFA a maggio di quest’anno. Ero venuto al CSV a Pordenone, a chiedere di poter fare del volontariato, e mi è stato proposto di contattare l’AIFA.

Roberto: Ma tu mi sembri giovane. Quanti anni hai, Davide?

Davide: Ne ho 44, anche se forse mostro di meno..

Roberto: E dove sei nato, Davide?

Davide: Io sono senegalese, anche se la mia famiglia, i miei bisnonni, venivano da Kayes, in Mali.

Roberto: Kayes! Ho visstuto 5 anni in Mali, e conosco Kayes.. Ha la fama di essere la città più calda del mondo!

Davide: Davvero! Io ci sono andato e stavo per svenire quando ci sono arrivato, tanto faceva caldo!

Roberto: Davide, posso chiederti se avevi avuto già esperienze di volontariato, quando vivevi in Senegal?

Davide: Sì, certo! A Dakar ho lavorato come volontario per la Croce Rossa, per molti anni.

Roberto: E da quanti anni sei in Italia?

Davide: Da 13 anni. Sono arrivato in Europa per la prima volta nel 1985. Giravo l’Europa facendo concerti con il mio gruppo musicale. Io suonavo il sassofono. Giravo l’Europa, ma ero basato a Parigi..

Roberto: Allora hai conosciuto Alpha Blondy, Salif Keita…

Davide: Sì, tutti quanti! Quando ero in Senegal studiavo musica di nascosto, andavo a scuola ma di nascosto suonavo. Poi un giorno mio padre ha visto un concerto in cui suonavo anch’io, e non poteva crederci che quello fosse suo figlio. Ma non si è arrabbiato, e mi ha detto che se quella era la mia passione, la mia strada, potevo continuare a suonare. E così ho cominciato a fare concerti ovunque. Poi, nel 2000, a Londra, mi hanno rubato il sassofono e ho iniziato a lavorare dove potevo, per ricomperarlo. Un giorno sono arrivato a Sacile. Ero venuto a trovare un parente, che vive là, e questo mio parente mi ha offerto di lavorare.. E così ho deciso di restare in Italia.

All’inizio le cose andavano bene, ma poi ho perso il lavoro, e con il lavoro la casa. Ho passato un momento molto brutto l’anno scorso, sono finito a dormire in macchina. Il rapporto con l’AIFA mi ha aiutato a riprendermi, sia dal punto psicologico che economico, perché qualche lavoretto è arrivato all’inizio proprio attraverso i volontari dell’AIFA, che mi sono stati molto vicini. Faccio volontariato per questa associazione, certo, ma nell’AIFA ho  trovato una famiglia in cui mi sento bene. Sento di dare qualcosa ma di ricevere anche tanto.

Roberto: Cosa conti di fare nel futuro, Davide? Restarai in Italia?

Davide: No, il mio sogno è mettere da parte un po’ di soldini per poter ritornare nel mio paese, dove ho lasciato una moglie e due figli. Ho voglia di tornare in Senegal, appena possibile, ed aprire là un’attività..

Roberto: Te lo auguro di cuore Davide, e grazie ancora per questa intervista..

Nessun commento a "Intervista a Davide Barry, volontario dell’AIFA (Associazione Italiana Fra Anziani) a Pordenone"

    Invia una risposta

    Il tuo indirizzo e-mail non sarà visibile al pubblico