Il Centro  Servizi Volontariato Friuli Venezia Giulia a Lucca -Festival Del Volontariato 2015-Conference Report

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Anche quest’anno, per la terza edizione consecutiva ,  Il Centro Servizi Volontariato Fvg  ha  aderito  al Festival del Volontariato di Lucca  presenziando uno stand   situato nella splendida sede del Real Collegio nel centro storico della città.

Quali  rappresentanti del CSV, presenti  nel  duplice ruolo di attori e spettatori privilegiati dell’evento nazionale  più atteso dell’anno ,  abbiamo avuto nuovamente  l’opportunità di entrare a contatto diretto con la fitta rete  di testimonianze, visioni, esperienze provenienti dal  mondo del Terzo Settore.

La presenza di ministri e sottosegretari ha dimostrato che l’interesse del mondo politico  per il sociale è sempre vivo:  Maria Elena Boschi, Stefania Giannini, Giuliano Poletti, Andrea Orlando, Luigi Bobba si sono alternati nei diversi incontri e convegni confrontandosi sui temi cari al volontariato . Anche l’interesse mediatico è stato confermato dalla presenza nella quinta edizione di testate giornalistiche che si occupano di temi sociali e non : Corriere Della Sera, Vita, Avvenire, Il Sole 24 Ore, Famiglia Cristiana,  Altreconomia , televisioni locali e nazionali tra cui il Tg1 Rai.

PROGRAMMA

real-ciesseinforma-csv-fvgIl programma è stato annunciato in occasione della conferenza stampa  di apertura presieduta dal presidente del Cnv Edoardo Patriarca  alla quale hanno partecipato  rappresentanti delle varie  istituzioni locali tra cui il sindaco Alessandro Tambellini,  il Presidente della Provincia  Stefano Baccelli , e il vescovo monsignor Italo Castellani . Anche in questa quinta edizione del Festival il fenomeno del volontariato è stato raccontato, spiegato, confrontato  e messo sotto  una nuova lente di ingrandimento in termini  di autovalutazione e misurazione responsabile.

Il calendario  2015 ha riproposto  alcuni temi della scorsa edizione integrandoli con aspetti nuovi e confrontandoli con le realtà europee del settore. Ampia la scelta degli argomenti trattati nelle quattro giornate : Giovani istruzione e percorsi di solidarietà, Lavoro in tempi di crisi,  Psicologia dell’ emergenza , carcere e misure alternative, la disabilità nel“dopo di noi”, il futuro dell’ impresa sociale,  la lotta alla povertà,  la sfida delle adozioni internazionali,  le policy regionali, l’impatto sociale del terzo settore nel quadro della riforma legislativa, il volontariato come vettore di pace nel mondo.

Un’attenzione speciale è stata  dedicata agli scambi fra associazioni e territori, con la presenza di delegazioni varie tra cui quella proveniente dalla Bielorussia e una rappresentanza  dell’International Chernobyl Network.

Numerosi gli  eventi di animazione anche per questa edizione tra spettacoli musicali, teatrali, iniziative sportive :  dalla Staffetta della Solidarietà  alla rassegna teatrale Il Teatro dei Perché con attori e comici di Boris e Zelig , al Lucca Classica Music Festival .

GLI INCONTRI

«Valore dell’Intangibile –Valutazione dell’impatto  dell’economia civile nel quadro della Riforma del Terzo Settore».

intangibile-ciesseinforma-csv-fvgEdoardo Patriarca ha introdotto il tema-novità di questa edizione: “l’ impatto sociale misurabile”, concetto  culturalmente molto diffuso  e divenuto ormai di grande attualità nell’area no profit : «Cosa vuol dire misurare le azioni di un associazione sul proprio territorio  , cosa andiamo precisamente  a misurare e perché» ?
Secondo   Paolo Venturi Aiccon non è sufficiente  valutare gli aspetti  quantitativi  e numerici ( quante azioni,quanti volontari, quanti eventi e quante risorse  vengono messe   in campo da una realtà associativa) , ma è necessario che l’analisi del “qualitativo” che si riferisce al “valore dell’Intangibile” diventi strumento fondamentale e punto qualificante del no profit e del Terzo Settore: «In tempi  di stabilità economica  Il mondo del sociale  appariva  privo di valore,  oggi in tempi di crisi  è tornato  prepotentemente al centro , si orienta al mercato, dialoga con il  mondo profit,  con la politica, ha assunto un ruolo importante per produrre beni privati e pubblici. »

Anche Pier Luigi Sacco  economista ed esperto no profit ha ribadito l’importanza della misurazione delle azioni : « il verbo valutare etimologicamente vuol dire  dare valore» .     Sacco ha illustrato il concetto di  Story Telling come strumento efficace  di  narrazione attraverso  una interessante metafora  richiamando  le favole tradizionali : “la favola ha sempre a che fare con un oggetto perso, un valore da ritrovare, il superamento degli ostacoli, la vittoria di chi  persevera e di  chi non si “autocentra” e  mette il gruppo al centro». In altre parole bisogna  superare l’idea  individualisticamente centrata e produrre un valore che possa essere riconosciuto  dagli altri, solo in questa ottica  si può pensare di dare corpo a una certa idea di società  secondo Sacco.Il no profit  produce dei risultati e dei valori  molto più complessi  di quello che si possa immaginare , misurazione e indicatori possono innescare un processo di cambiamento profondo . Di modelli di narrazione sulla pro socialità vi sono molti esempi positivi , come ha dimostrato l’esempio   di Enzo Manes ex imprenditore e presidente Fondazione Dynamo. Con progetto Dynamo Camp che Manes ha  fondato con logiche profit , si è dimostrato l’enorme potenziale dell’imprenditoria sociale : « il ritorno dell’investimento di risorse umane ed economiche sul sociale-ha detto Manes-  è tangibile poiché il territorio diventa competitivo qualora ci sia capitale sociale».

Massimo Giusti ACRI ha esordito  con una nota  critica rispetto all’assenza di ogni riferimento nel testo legge  della 266/91 alla fonte principale  di risorse rappresentata dalle  Fondazioni di origine bancaria, soggetto motore che ha messo benzina nel settore no profit. Occorre, secondo Giusti, tornare sul tema e riconoscere il valore e il potenziale delle Fondazioni  che in concertazione tra loro e con le comunità  devono  assumere un ruolo attivo nello stimolare progettualità e nel mettere insieme soggetti, enti e attori.

Gianfranco Marocchi di Idee in Rete e  Elisa Chiaf Direttore  di Socialis hanno richiamato l’attenzione sugli studi  concernenti ’impatto sociale generato dalle   imprese . Le imprese generano occupazione, arricchimento di valori e benessere sociale, in altre parole felicità ; oltre la valutazione del valore economico si deve valutare , misurare il  risparmio delle amministrazioni  grazie appunto al lavoro delle imprese sociali.Tutto questo secondo  Marocchi assume  valore sociale ed economico misurabile e tangibile: «le associazioni , le imprese sociali devono dare conto di quello che fanno  e confrontarsi con i propri risultati, il feedback deve essere tangibile ».

Il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali  Luigi Bobba  ha proseguito sulla stessa linea :  « La valutazione in senso numerico  ha il suo significato ma non si può prescindere da una  valutazione in senso di benessere salute e felicità che  va a definire  una prospettiva di senso e significato  alle nostre vite».

Il   rapporto tra sussidiarietà e spesa pubblica diventa quindi un aspetto fondamentale secondo il sottosegretario, in altre parole ’investimento da parte dello Stato in servizi di interesse generale con incentivi di varia natura sembra essere più efficace rispetto a una mera  erogazione diretta. Torna quindi il tema dell’imprenditoria  sociale «La risposta privatizzata è già in atto – ha ricordato  Bobba- e ha un impatto sociale positivo sulla comunità, basti pensare alla dilagante gestione privatizzata del settore impegnato nella tutela  anziani».

E’ dunque  necessaria   secondo Bobba una  concertazione più  efficace  tra Stato, Enti e Terzo Settore nella scrittura materiale dei decreti legislativi:  «lo Stato non può essere l’unico soggetto, e chiudere alla privatizzazione del no profit significherebbe perdere di una grande opportunità di crescita. Lo Stato deve stimolare le organizzazioni no profit a partecipare attivamente a questo processo  per acquisire strumenti concreti e costruire una nuova cultura della misurazione» .

 «Testimoni della realtà -l’Italia un paese in emergenza»

poletti-ciesseinforma-csv-fvgIl  nuovo capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, intervistato dal giornalista del Corriere della Sera  Luca Mattiucci ha toccato diversi temi partendo  dallo sbarco dei profughi alla questione dell’emergenze sismica, passando dall’utilizzo dei sociali network sino al futuro del settore della protezione civile. «Di fronte a un’emergenza – ha detto – siamo un Paese che sa rimboccarsi le maniche e fare quadrato. Più difficile è quando bisogna agire in condizioni di stabilità». Secondo Curcio programmazione e prevenzione restano le vie migliori da percorrere, senza creare allarmismi, né lasciarsi andare a eccessive rassicurazioni. Riguardo al tema del momento, quello dei migranti, Curcio si è limitato a ricordare che la protezione civile è uno  spettatore istituzionale, che agisce sì sul territorio, ma senza prendere decisioni che sono di competenza del Ministero dell’Interno.

 «Testimoni della Realtà –Siamo fuori dalla Crisi? »

Il Ministro del Lavoro Giuliano  Poletti,  già presente al festival lo scorso anno, è tornato  a Lucca per rinnovare il suo impegno nella strategia della lotta alla povertà.Partendo dal presupposto che la crisi a suo avviso sarà un processo ancora  duro e lungo  e al quale dobbiamo con tutti i mezzi resistere, il ministro ha enunciato  nuove strategie. “Il governo sta studiando una misura di sostegno al reddito:  « Chiamiamolo come vogliamo – ha detto Poletti – si tratta di un sostegno all’inclusione attiva, uno strumento è necessario, ma deve essere accompagnato da altre misure che riguardano da una parte la cura e la presa in carico e dall’altra il sostegno all’occupazione».

La sfida di Poletti è quella di costruire pazientemente uno strumento che dovrà avere la capacità di arrivare alle situazioni più difficili individuando un punto di ragionevole equilibrio tra la massa di cittadini a cui la politica si rivolge  e  tra il fare delle scelte responsabili. Poletti ha spaziato dal Jobs Act ai problemi delle carceri, sino alle difficoltà dei giovani a inserirsi nel mondo del lavoro,  per poi entrare nello specifico  con il tema  della trasformazione dei contratti  di lavoro e delle recenti agevolazioni introdotte dal governo. «Quella del contratto a tempo indeterminato è una soluzione che ha creato un nuovo comportamento nelle modalità di acquisto e di trattazione  di beni , mutui e investimenti parte dei lavoratori » -cosi’ ha concluso l’intervento Poletti aprendo nuove speranze ai lavoratori .

A conclusione dell’incontro il Ministro ha mosso un’autocritica su alcune scelte normative del Governo  risultate inefficaci riferendosi in particolare alla questione  freelance e partite Iva «Abbiamo deciso di agire – dice il ministro – di prenderci una responsabilità e farlo velocemente, questo ci espone al rischio di fare più errori. Dobbiamo avere la disponibilità ad ammettere gli errori e correggerli».

«Misure alternative e lavoro- La Certezza Del Recupero
per un Carcere Aperto»

Il tema del rapporto tra carcere e società è già stato trattato   nelle precedenti edizioni del festival ed è’ un problema che non interessa soltanto il Ministero di Grazia e Giustizia, ma anche il Ministero del Lavoro ed il Ministero della Pubblica istruzione.L’integrazione sociale secondo  Elisabetta Laganà Presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia va posta come un elemento imprescindibile nella riflessione del sistema della penalità, accanto alle misure alternative, al lavoro e alle risposte che una comunità offre. «Occorre un maggior coinvolgimento degli enti locali, che dovrebbero entrare in carcere e divenire perno di una relazione tra territorio, comunità e carcere. Del carcere non dovrebbero occuparsi solo le OdV che si occupano di carcere, ma dovrebbero interessarsi tutte le associazioni.»

Laganà ha proseguito citando  una ricerca del 2002 di Mastroboni, effettuata su proposta del Sole 24 Ore e del Ministro Severino e che riguarda gli effetti positivi sulla recidiva procurati dalla misura del carcere aperto, che viene ridotta di 9 punti percentuali rispetto alla detenzione nel carcere tradizionale. Si evince dalla ricerca che il carcere aperto può essere considerato una vera e propria “fabbrica di risocializzazione”, producendo effetti diretti sull’aumento della sicurezza sociale e una riduzione del sovraffollamento.

In definitiva carcere aperto significa anche risparmio per quanto riguarda i costi sociali come hanno  testimoniato Maurizio Artale Presidente del  Centro Accoglienza Padre Nostro di Palermo e  Guido Chiaretti Presidente della  Sesta Opera di  Milano. A tal proposito Chiaretti  ha posto l’attenzione  sul come rendere concreta l’esperienza del volontariato, partendo da considerazioni sulla disciplina legislativa del settore. Dal 1975 gli unici articoli di legge che permettono alla Società Civile di entrare in carcere sono gli artt. 17-78. « Un ostacolo pratico per permettere di fare volontariato nelle misure alternative è dovuto al lungo lasso di tempo di attesa. Quanto costa rimuovere questo ostacolo legislativo? Esattamente zero euro» . E’ necessaria dunque una legge che permetta di estendere l’art. 17 alle misure alternative e convertire l’art. 120 per essere consentito ai singoli e alle organizzazioni di operare nelle Misure Alternative.

doponoi-ciesseinforma-csv-fvgGiorgio Pieri Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è entrato  nel cuore della questione ponendo l’attenzione sulla necessità  di percorsi educativi e di formazione umana. «Recuperando, si aiuta a recuperare. Non bastano solo un lavoro e una casa». La proposta concreta di Pieri  è  questa : “Sappiamo che il 70% dei detenuti che scontano la pena in carcere, tornano poi a delinquere, con costi sociali altissimi (€ 70.000,00/anno per detenuto), sappiamo al contempo che la recidiva si abbassa del 10-12% per coloro che seguono percorsi di affidamento. E’ dunque necessario  passare dalla “certezza della pena” alla “certezza del recupero”, in quanto un uomo recuperato non è più pericoloso per la società. Come volontari, conclude Pieri , bisogna  trasformare la carità in atti di giustizia, passando da una giustizia vendicativa ad una giustizia educativa. Anche i volontari sono chiamati a coinvolgere cittadinanza ed istituzioni.

Ottima è  la proposta  di Giuseppe Guerini Presidente di Federsolidarietà di coinvolgere nel convegno in programma a Roma più Ministeri (Ministero di Grazia e Giustizia, Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero  del Lavoro). Secondo Guerini bisogna entrare nell’ottica di far lavorare, di educare e di rieducare i detenuti oggi. Occorre quindi rendere più appetibile il costo del lavoro ai soggetti imprenditoriali con possibili sgravi fiscali per agevolare le imprese ad investire sui detenuti che lavorano.

«Durante e Dopo Di Noi : una Policy Regionale, un indirizzo Governativo, una legge Nazionale»

L’incontro organizzato dal Centro Nazionale per il Volontariato e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Coordinamento toscano Di poi, ha affrontato le problematiche legate al “ Durante e il Dopo  di Noi”. L’’obiettivo dei vari coordinamenti  e associazioni regionali e nazionali  è quello di   trovare soluzioni percorribili per garantire la qualità della vita alle persone con disabilità  quando il sostegno della famiglia venga a mancare .

poverta-ciesseinforma-csv-fvgLa Presidente di Di poi  Patrizia Frilli è partita da un analisi delle politiche regionali toscane e del livello legislativo ed esecutivo nazionale per fornire alle associazioni strumenti utili ad impostare al meglio il proprio lavoro quotidiano di cura e assistenza . La Frilli  ha evidenziato in primis le  profonde lacune a livello normativo : « Attendiamo  da decenni una legge nazionale sul Dopo di Noi. Le politiche per il “durante noi”, in questo senso, hanno la stessa rilevanza di quelle per il “dopo di noi”, perché non può esserci un buco assistenziale di decine d´anni tra l´età scolare e la vecchiaia».

L’obiettivo è quello di chiedere a Regione, ASL ed Enti Locali di affiancarle nel promuovere l’organizzazione di servizi alla persona per l’integrazione sociale nella fase del “durante noi” e di strutture residenziali e semiresidenziali per il “dopo di noi”, promuovendo le buone pratiche riscontrabili in Toscana e in Italia.
Di Poi rappresenta un interlocutore presente a tutti i tavoli di discussione istituzionale, per realizzare progetti di vita e inserimento sociale delle persone con disabilità.  Le fondazioni con il coinvolgimento delle famiglie  possono diventare un veicolo decisivo per mettere insieme risorse pubbliche e private, ma anche per progettare, realizzare e gestire strutture e servizi.

«Povertà e Disagio Sociale negli anni della crisi”.Meno Povertà uguale Più Partecipazione e Coesione Sociale»

Ilaria Vietina Vicesindaco del  Comune di Lucca ha introdotto Linda Laura Sabbadini, Direttore del Dipartimento Statistiche Sociali e Ambientali Istat, Sergio Aires Presidente dell’Eapn  European Act Poverty Network e Nicoletta Teodosi Presidente del Cilap Eapn Italia. La Sabbadini  ha esordito  con una riflessione amara: « Oggi facciamo i conti con la miseria, che è più lacerante della povertà. Pesa di più essere poveri in un mondo di ricchi; l’esclusione preclude la partecipazione, l’esperienza della povertà è legata all’ ingiustizia e all’esclusione.» Dai dati dei Centri di Ascolto, forniti dalla Caritas, dagli indicatori forniti dai dati Istat, si evince che i redditi sono aumentati ma, di contro, è aumentata anche la povertà. L’ingiustizia, come ha voluto sottolineare la Sabbadini,  è dettata anche dalla diversificazione del reddito.

Ci si chiede dunque  “Come far fronte all’ingiustizia e all’esclusione sociale?
La Sabbadini ha presentato il quadro di come si sta riconfigurando la mappa dei rischi a partire dai cambiamenti portati dalla crisi: «“Questa è stata una crisi selettiva che  tuttora si configura profonda per intensità, per lunghezza, per trasversalità ai vari segmenti di popolazione. Ha colpito più i giovani che gli anziani, più il Sud che il Nord, più gli uomini che le donne e maggiormente i meno istruiti». A tamponare una grave situazione a rischio di peggioramento secondo la Sabbadini, sono stati fondamentalmente due   ammortizzatori sociali: la famiglia che ha protetto i giovani e la cassa integrazione che ha protetto i capifamiglia maschi. Dal  2009 al  2013 si è verificato un picco di caduta dell’occupazione, al quale è seguito un anno di stabilità durante il quale l’emorragia dell’industria si è fermata ma  non si è recuperato quello che si è perso. Tra il dicembre 2014 ed il gennaio 2015 c’è stata una crescita per l’occupazione e la decrescita della disoccupazione ma il paese rimane ancora in una situazione di instabilità. E’ cresciuto il part time involontario, doppio rispetto all’Europa, mentre non è cresciuto il part time come strumento di conciliazione con i tempi di vita. I dati  esposti dalla Sabbadini sono chiari : donne sotto-inquadrate, 10 punti in meno nell’occupazione giovanile, 12 punti in meno nel tasso di occupazione degli stranieri; aumento  delle disuguaglianze generazionali, territoriali e per titolo di studio. La povertà assoluta risulta l’indicatore più importante, individua i poveri tra i poveri: il 10% della popolazione vive in povertà assoluta, ci sono 6 milioni di persone, 2 milioni in più rispetto al 2007. «Bisognerebbe   ragionare su questi nuovi profili di povertà  ma l’Italia è tra i paesi che ha contrastato meno e male la povertà rispetto all’Europa. Le politiche, in fatto di povertà, sono meno efficaci rispetto a quelle degli altri paesi europei i cui  trasferimenti sociali hanno inciso maggiormente» .

meboschi-ciesseinforma-csv-fvgInteressante la testimonianza di Sabrina Emilio della Delegazione Italiana P.E.P. (persone con esperienza di povertà) che  ha illustrato  le azioni concrete  del loro gruppo : PEP si attiva  per organizzare incontri in Italia preliminari agli incontri europei, andando nei luoghi di povertà e di esclusione, trasformandoli in contenuti, portando le istanze delle persone in povertà negli incontri di Bruxelles attraverso metodologie proprie di empowerment. L’ascolto delle persone partendo dalla rilevazione dei loro bisogni  permette secondo la Emilio  l’attuazione di progetti, quali il microcredito, “la casa prima di tutto” in un ottica di educazione alla libertà. In conclusione la  Emilio ha ribadito l’ urgente  necessità di definire delle linee guida per un dialogo strutturato sia in Italia che in Europa.   Anche Nicoletta Teodosi Presidente CILAP ha esordito con un analisi critica della situazione nazionale : «In Italia è assente una misura nazionale di contrasto alla povertà, analogamente a quanto accade in Grecia, e diversamente da tutti i paesi del Nord Europa, che hanno misure di contrasto alla povertà, manca  una misura nazionale di reddito minimo». La Teodosi  ha concluso ricordando al pubblico  come la  parola povertà  fosse  assente  dai tavoli politici  fino a pochi anni  tempo fa: « oggi la povertà è finalmente un  argomento di dibattito pubblico  anche tra soggetti del profit, pubblici e privati» .

«Testimoni della Realtà –Riforma Terzo Settore Come Cambierà il Paese -Dialogo tra Maria Elena Boschi Ministro per le Riforme e Edoardo Pariarca»

Ad un anno dall’avvio della riforma del Terzo Settore da parte del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Ministro Maria Elena Boschi è giunta a Lucca  per dare il suo punto di vista sul processo di riforma. «Cinque milioni di italiani “fuori moda”. Per fortuna che siete fuori moda, siete controcorrente, in un mondo che tende a chiuder la gente in se stessa» ha esordito cosi’ il Ministro rivolgendosi ai volontari italiani.

La Boschi ha sottolineato  come la riforma sia stata una priorità del Governo , una  riforma che a suo avviso  è prima di tutto un progetto culturale e di prospettiva per il paese, non solo di riordino di settore, sistemazione giuridica e degli aspetti fiscali. Il Ministro ha poi commentato i punti essenziali della riforma del Terzo Settore : la stabilizzazione del 5 per mille che ha dato  ai cittadini una certezza sul fatto che queste risorse possano arrivare ai reali destinatari, il  riordino delle agevolazioni fiscali che fa parte della delega e dovrà trovare attuazione coi decreti, le nuove risorse stanziate per  il servizio civile, l’introduzione delle regole di trasparenza degli enti di terzo settore nei confronti di chi vi contribuisce fattivamente.  «La maggiore trasparenza è un atto dovuto ed è una richiesta che ci arriva proprio dagli operatori del terzo settore» ha assicurato il Ministro. Sul tema del cinque per mille ha voluto rassicurare le associazioni  confermando  che la decisione  di destinarlo anche alla scuola sarà una scelta cumulativa con quella degli enti di terzo settore e non una scelta obbligata tra le due realtà, in altre parole è possibile destinarlo ad entrambe le categorie .

Sull’impresa sociale la Boschi si è espressa favorevolmente : «fare impresa e farla con criteri di economicità, dà  la possibilità di avere una distribuzione parziale e limitata degli utili per imprese  che svolgono attività a impatto sociale. Può essere anche un modo per attrarre investimenti in attività importanti per il nostro paese».

«Il merito che abbiamo avuto -ha concluso il ministro Boschi- è stato quello di avere il coraggio di fare delle scelte. Fare delle scelte a volte scontenta, ma l’importante ad un certo punto è assumersi la responsabilità di prendere decisioni e andare avanti, correggendo anche poi gli errori che si possono fare».

Noi come  Centro servizi volontariato, e come volontari stessi impegnati ogni giorno nell’ambito delle nostre associazioni,   non possiamo che condividere questa visione e in questo nostro percorso difficile dalle mille sfide ma anche dalle mille emozioni e soddisfazioni non possiamo non ricordare e condividere  il messaggio salvifico che il poeta Costantino Cavafis ci invia con il suo viaggio per Itaca…

“Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare

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