FEBBRAIO – LA VEGLIA DEI CONTADINI NELLE STALLE DA I RACCONTI DEI NONNI

Proseguono i racconti delle tradizioni a cura di Magda Minotti Presidente Associazione Comitato Parenti ospiti IGA .

“Fevrarut piês di dut,
ma al à vincjevot dîs
e intun moment al è fûr dai pîts.
Fevrarut, trist e brut!”

L’usanza di far il filò o la file nelle stalle , vero luogo di svago, era ancora abbastanza praticata sino ad una cinquantina d’anni fa, quando nelle case arrivarono, con la corrente elettrica, i primi televisori a testimonianza del “benessere” degli anni cinquanta …
Nelle stalle si andava per mantenere la socializzazione nell’unico “locale”… riscaldato. La stale, infatti, cul flât des bestiis, pur se mescolato agli odori pungenti dell’orina e degli escrementi (4), ma anche a quello del latte appena munto, era il luogo più accogliente che si potesse avere nei lunghi e rigidi inverni.
E lì l’entrata era libera.Si apriva la porta e, molto spesso non si chiedeva nemmeno:“Cun permès? Puedio jentrâ?”.Si entrava bofonchiando semplicemente un: “Buine sere a ducj”, cercando di sedersi (5) vicino alla persona più simpatica o a quella che faceva battere il cuore…
Se una delle stalle, infatti, era frequentata da belle ragazze, si adunavano lì, più o meno baldanzosi, i fantats provenienti anche dai paesi vicini.Ed erano veramente numerosi! E, inalore, lis stalis cul filò , si trasformavano in luoghi ambiti dai zovins par podê fevelâ almancul cui voi, cun Mariute o con Vigjut.

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