Dignità per tutti: 2015, Anno Europeo dello Sviluppo

E’ stato spesso sottolineato, a proposito dell’idea di patria, il fatto che questo concetto rimandi in qualche modo a un’insularità: la “nostra” patria, insomma, come un’isola (amata, minacciata, protetta). Non patria fra altre patrie, ma patria in mezzo a mille altri popoli e nazioni.

L’Europa tuttavia, così come le nazioni che la compongono, non è una realtà a sé stante, e non possiamo pensare all’economia, alla cultura, alla democrazia e alla giustizia in ambito europeo, fingendo (o illudendoci) che il resto del mondo non esista. Non ci sono, su questo pianeta, “isole felici”, possibili angoli di paradiso in un mondo dove la povertà, l’ingiustizia, e la guerra mietono quotidianamente vittime.

Uno degli aspetti positivi della globalizzazione (forse l’unico) e di quella che Marc Augé chiama la surmodernità (con l’accelerazione del tempo e la contrazione delle distanze spaziali), è il fatto di costringerci a fare i conti, ogni giorno, con notizie che ci arrivano “in tempo reale” da ogni parte del mondo, portando “fin dentro a casa nostra” conflitti, eventi calamitosi, tragedie di varia natura. E’ dunque sempre più difficile sfuggire, oggi, alla consapevolezza che la nostra “patria” è, di fatto, permeabile a conflitti e ingiustizie che in passato sembravano così remote.

Non stupisce allora se l’Unione Europea ha deciso di consacrare il 2015 al tema dello sviluppo, con lo slogan “Dignità per tutti”. Lo ha deciso il Parlamento Europeo lo scorso 3 aprile, a conclusione di un lungo percorso iniziato quattro anni or sono, su proposta della Confederazione europea delle ONG di emergenza e del Comitato Economico e Sociale Europeo.

L’UE è il maggior donatore a livello mondiale, fornendo oltre la metà di tutti gli aiuti concessi su scala globale. Per i prossimi sette anni sono previsti investimenti in attività per lo sviluppo che ammontano complessivamente a 51 miliardi di euro. Con il Trattato di Lisbona e la creazione del SEAE (Servizio Europeo per l’Azione esterna), l’erogazione di fondi allo sviluppo e aiuti umanitari, così come la lotta ai cambiamenti climatici e la tutela dei diritti dell’uomo, sono stati inseriti fra le attività dell’azione esterna dell’UE. La cooperazione allo sviluppo è inoltre uno dei capisaldi della strategia “Europa 2020”.

L’Anno europeo per lo sviluppo è stato designato con il primario intento di sensibilizzare i cittadini dell’Unione sulle politiche di sviluppo europee, rendendone più trasparenti le finalità, le modalità di erogazione dei finanziamenti e l’individuazione delle aree geografiche che ne beneficiano. La campagna europea di sensibilizzazione servirà ad evidenziare l’impegno dell’UE nei settori della cooperazione internazionale, dello sviluppo sostenibile, della lotta ai cambiamenti climatici e della sicurezza alimentare.

L’Anno europeo per lo sviluppo non rappresenta solo una campagna mediatica per giustificare le spese dell’Unione in termini di politica estera, ma anche un’ottima occasione di riflessione sul passato, il presente e soprattutto il futuro della cooperazione e le politiche di sviluppo.

In questa riflessione, le ONG e le OdV possono e devono giocare un ruolo fondamentale: se una delle finalità principali del volontariato è quella di promuovere solidarietà e cooperazione, a livello nazionale e internazionale, è inevitabile che i confini geografici in cui il volontariato è chiamato ad operare debbano espandersi fin quasi a dissolversi: la solidarietà autentica, infatti, non conosce confini.

E a tale proposito, è utile ricordare che il CSV ha in cantiere due corsi di formazione, presenti nel catalogo formativo 2014, dedicati proprio alla dimensione internazionale del nostro impegno: il primo dedicato al tema dell’educazione alla pace e allo sviluppo, il secondo dedicato alle problematiche legate all’immigrazione, all’accoglienza, al lavoro sociale in contesti interculturali.

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