Sono dieci anni che ne parliamo…

I diritti di una persona con disabilità – fisica o mentale che sia – sono quasi sempre esercitati da altri: familiari e tutori se ne fanno garanti, ne denunciano il mancato rispetto, lottano per assicurarli a chi non ha modo, a volte, di farlo in prima persona. Il diritto all’affettività e alla sessualità, tuttavia, è ancora largamente coperto da tabù, e molti eviterebbero di prenderlo in considerazione, se non fosse per il fatto che a volte la persona lo reclama in modo eclatante, anche se non sempre così diretto come accade in un noto film di Fellini (Amarcord, 1973), in cui un malato di mente (lo zio Teo, interpretato da uno straordinario Ciccio Ingrassia), durante una gita domenicale fuori dal manicomio, sale su un albero e, rifiutandosi di scendere, comincia a gridare a gran voce: “Voglio una donnaaaaa!”

Sono dieci anni che le associazioni di volontariato della nostra regione, così come quelle che operano nel resto d’Italia, sollevano periodicamente il problema della sessualità nella disabilità. Il tema è stato oggetto di corsi, seminari, convegni e conferenze. Offro, qui di seguito, una breve carrellata, tutt’altro che esaustiva, delle iniziative che in questi ultimi dieci anni hanno posto sul tavolo, con rinnovata urgenza, il tema inderogabile del diritto di ogni persona (ivi comprese quelle con forme diverse di disabilità) a una vita affettiva e sessuale soddisfacente.

Partiamo dal novembre 2007, quando l’associazione Il Cenacolo organizza a Trieste il corso di formazione “La Disabilità nella sessualità”, 4 incontri rivolti a volontari, operatori e familiari. Due anni dopo, nel giugno 2009, Il Cenacolo propone il laboratorio “Il mio mondo incontra il tuo”, indirizzato questa volta principalmente alle persone con disabilità: un’equipe di esperti, con il coordinamento di una psicologa, segue per qualche seduta alcuni disabili in età adulta, per cercare di risolvere i loro problemi di aggressività e sessualità.

Nell’ottobre 2008, a Pordenone, la Fondazione Bambini e Autismo organizza il convegno: “Sesso e Affetti nella Disabilità Mentale”. Quando la persona con disabilità mentale manifesta questo tipo di esigenza, la risposta è solitamente la sedazione farmacologica. Ma il disabile mentale è prima di tutto una persona con precisi diritti, tra i quali vanno considerati anche quelli legati all’affettività e alla sessualità. La rimozione del problema, a favore di questioni ritenute ogni volta “più importanti”, è quasi sempre totale, sia da parte di chi si occupa professionalmente di disabilità mentale, sia da parte dei familiari, spesso impreparati ad affrontarlo. Il convegno intendeva portare alla luce una questione sommersa con la quale molti, dai familiari ai dirigenti e operatori di comunità, devono fare i conti e verso la quale non si è ancora sedimentata un’adeguata cultura.

Lo stesso anno, nel novembre 2008, a Torreano di Martignacco (UD), l’UILDM organizza un seminario dal titolo “Il bisogno celato: la sessualità nella disabilità motoria”.

Nell’aprile 2009, a Codroipo (UD), viene avviato un corso di formazione su “Salute sessuale nel campo della malattia mentale”. E due mesi dopo, a Gemona (UD), si tiene un altro corso, dedicato questa volta a “Salute sessuale in ambito psichiatrico”

L’AISM rilancia nel febbraio 2010 con una conferenza, coniugando questa volta sessualità e Sclerosi Multipla. E il 26 maggio 2011, a Trieste, l’associazione di volontariato La Strada dell’Amore organizza un corso dal titolo “Sessualità e Disabilità”.

Infine, nell’ottobre 2013, l’AISW organizza a Zugliano di Pozzuolo del Friuli (UD), un convegno su “Affettività e sessualità nella Sindrome di Williams e nella disabilità in generale”, aprendo un percorso che ha portato, nel novembre 2015, al convegno di Udine “Corpi sessuati. Disabilità e sessualità”, realizzato dall’AISW Triveneto – Associazione Italiana Sindrome di Williams in collaborazione con il Centro di Coordinamento Regionale Malattie Rare FVG .

Se n’è parlato molto, questo è certo, ma cos’è cambiato, di fatto, in questi 10 anni? Ben poco, ammettiamolo. Eppure oggi le persone con disabilità hanno una reale prospettiva di trovare risposte concrete ai loro bisogni sul piano dell’affettività e della sessualità. Giace in parlamento, e rischia di giacerci nei secoli dei secoli, una proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento anche nel nostro paese della figura dell’assistente sessuale. Abbiamo provato a cambiare la cultura, a rompere il silenzio, a infrangere i tabù con corsi, convegni e dibattiti. Quousque tandem (per dirla con Cicerone), quanti decenni dovranno passare ancora, prima che la pazienza delle persone con disabilità, dei loro familiari, degli operatori finisca?

Le associazioni di volontariato possono giocare un ruolo fondamentale, prendendo posizione e sensibilizzando l’opinione pubblica perché quella proposta di legge, e prima ancora la sperimentazione a livello regionale dei percorsi di formazione per assistenti sessuali, aprano la strada a risposte concrete, offerte a bisogni di cui si parla ormai da tanto, da troppo tempo…

 

 

Nessun commento a "Sono dieci anni che ne parliamo..."

    Invia una risposta

    Il tuo indirizzo e-mail non sarà visibile al pubblico