Clown dottori in un reparto di Oncologia a Trieste: uno studio sull’intervento della Compagnia dell’Arpa a 10 Corde

In Italia, l’uso della sorrisoterapia e la comparsa dei primi clown dottori in corsia risalgono agli anni ’90, anche se limitati, inizialmente, ai bambini ospedalizzati. Solo in questi ultimi anni, alcuni ospedali hanno aperto alle associazioni di volontariato che praticano la clownterapia, i reparti dove sono ricoverati pazienti adulti e anziani.

Va rilevato che le associazioni che operano oggi in Italia in questo ambito si distinguono per approcci diversi, che vanno dalla clownterapia passiva (dove i pazienti si limitano ad essere spettatori degli sketch improvvisati in corsia dai volontari), a veri e propri laboratori del sorriso, che vedono i malati partecipare attivamente nella scelta dei materiali comici; in alcuni casi, i pazienti vengono spronati a cimentarsi essi stessi nel compito di far ridere gli altri malati.

Nel 2005, nasce a Roma la Federazione Nazionale ClownDottori (FNC), su iniziativa di 11 associazioni di volontariato che operano, in Italia, in strutture ospedaliere e non. Di queste 11 associazioni, faceva parte anche il GAU, Gruppo di Azione Umanitaria, attivo negli ospedali triestini con i suoi clowndottori dell’Arpa a 10 corde.

Questo gruppo, nato a Trieste nel 2002, ha puntato da sempre sulla formazione, sia pratica che teorica, dei suoi volontari (nel 2004, ad esempio, ha organizzato un corso di 8 ore sugli aspetti psicosociali del riso e dell’umorismo, tenuto dall’antropologo Roberto Lionetti). E negli stessi anni, Lionetti intraprendeva, su iniziativa della dott.ssa Lucia Sambo, un percorso di formazione e sensibilizzazione sull’importanza dell’umorismo nella relazione di cura e di aiuto, concretizzatosi in una serie di corsi ECM (Educazione Continua in Medicina) per il personale sanitario dell’AOUTS Ospedali Riuniti di Trieste.

Oggi, i volontari dell’associazione GAU, che avevano iniziato a operare nell’ospedale pediatrico Burlo Garofalo, sono presenti, con i loro nasi rossi, anche nel reparto di oncologia dove lavora, come Infermiera Coordinatrice, la dott.ssa Sambo, e giocano un ruolo centrale nel progetto di umanizzazione delle cure, con interventi in corsia ma tenendo anche corsi sulla sorrisoterapia per gli operatori sanitari di quel reparto.

E la prossima settimana, al corso di laurea in scienze infermieristiche, la laureanda Ilaria Lorenzon presenterà una tesi intitolata “Sorrisoterapia e umanizzazione delle cure in oncologia: valutazione dell’impatto di un progetto”, dedicata per l’appunto ai risultati ottenuti dall’impegno del GAU, tanto in termini di formazione e sensibilizzazione del personale sanitario, che di lavoro diretto con i pazienti di quel reparto.

Emerge, da questa ricerca, un dato di grande interesse. Prima di partecipare al corso tenuto dai volontari del GAU, il personale sanitario ritiene in genere che la sorrisoterapia sia più efficace nell’aiutare il personale del reparto oncologico, che rispetto al vissuto dei pazienti ricoverati, magari in fase terminale. Nelle risposte al questionario distribuito dopo il corso, invece, emerge un diverso punto di vista: molti intervistati affermano che, dopo la formazione e con la presenza dei clown dottori in reparto, si sono visti molti cambiamenti nei pazienti; e i malati, in particolare dopo le visite dei clown, appaiono più rilassati e sereni.

Il personale intervistato, inoltre, ritiene che le attività di clownterapia non siano d’ostacolo allo svolgimento della normale attività lavorativa. In molte interviste viene sottolineato l’entusiasmo dei pazienti ricoverati, quando ricevono le visite dei clown, e in una delle interviste leggiamo: “Vorrei raccontarti un episodio successo qualche giorno fa in reparto: un venerdì pomeriggio sono arrivati i clown dottori a far visita ai nostri pazienti. Io avrei fatto il turno di notte. Mi credi se ti dico che una signora quella stessa sera ha detto che non voleva le gocce che abitualmente prende per dormire, perché non ne aveva bisogno? E’ stata l’univa volta, durante il suo ricovero, in cui è riuscita a riposare tutta la notte!”
 
Questa percezione del personale sanitario trova conferma nei commenti di pazienti che, durante uno o più dei ricoveri nel reparto di oncologia, hanno vissuto l’esperienza con i clown dottori della Compagnia dell’Arpa a 10 Corde.

Eccone alcuni:

“Tutto quello a cui ho assistito venerdì, per me è stata una cosa nuova. Vedendo quelle persone tutte colorate, mi si è aperto il cuore, quindi continuate così perché mezz’ora di chiacchiere valgono molto di più di tanti farmaci e arrivano dove neanche la medicina riesce ad arrivare”.
 
Un altro assistito scrive: “(…) in questo reparto il paziente trova una marcia in più per imparare a vivere meglio, nonostante la malattia. Anche la sorpresa dei clown dottori dell’altro giorno rientra in questo impegnativo programma, a mio parere, avveniristico, e da seguire nei suoi sviluppi inediti e nuovi”.

E ancora: “Sono una paziente di Oncologia. Oggi è stato un giorno particolare, sono venuti a rallegrarci i clown: con tanti colori e sorrisi, con tanta allegria, ci si scorda, almeno per poco, della nostra sofferenza, si torna indietro con gli anni, e ci donano gioia nel cuore e nella mente. Ci vorrebbero momenti di spensieratezza più frequenti: sorridere, gioire e cantare aiuta tutti. Speriamo di riviverlo! Grazie!”

Sono solo alcuni esempi, tratti dalle testimonianze dei pazienti ricoverati in quel reparto, a cui vogliamo aggiungere – per concludere – un passo tratto dalla lettera di ringraziamento scritta da una paziente, ed inviata al quotidiano “Il Piccolo”, che l’ha pubblicata con il titolo: “All’ospedale Maggiore c’è chi sa regalare sorrisi speciali”. La donna descrive l’intervento dei clown che ha avuto il piacere di incontrare più volte, durante i suoi ricoveri, e si chiede: “L’effetto? Meglio di una chemio! La gente esce con un sorriso sulle labbra, commentando piacevolmente il tutto, e non pensa, almeno per un po’, ai propri gravi problemi. Nella mia ignoranza sull’argomento, pensavo che questo tipo d’intrattenimento venisse riservato solo ai bimbi ammalati, invece vi assicuro che è curativo anche per noi adulti”.
 
(R.L.)

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